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| Miniera dei Piagi | |||
Sita lungo la strada che da Montereggio porta alla Località Barcolla, prima dei giungere ad un ponte, sul lato sx è visibile, su un palo della luce, con tiranti nero/giallo con ai piedi una pietra miliare, un cartello indicante la miniera. Procedere lungo il sentiero sotto strada sino al cartello indicante la buca di entrata della miniera. Risalente alla prima guerra mondiale, è situata alla base del Monte Carbone, ha uno sviluppo totale di circa m. 20 e un dislivello di circa 3,5 m. L'entrata della miniera che originariamente doveva essere circa m. 2 x m. 3 era completamento ostruita da una frana, ormai consolidata. Dapprima è stato ritrovato il luogo dell’ubicazione e successivamente si è creato un buco entrata di 60 cm. Alla fine di un buco buio, profondo e stretto, simile ad un vicolo cieco, ecco che si apre una ampia galleria squadrata, sul soffitto un pipistrello appeso, sulla destra un animale raro ed in via d’estinzione, un geotritone. Lungo le pareti sono ancora presenti i fori dentro i quali veniva fatto brillare l’esplosivo, è ben visibile la vena carbonifera che ci accompagna al laghetto. Nei periodi di pioggia migliaia di goccioloni, provenienti dal soffitto, contribuiscono ad allagare completamente la galleria.
Chiudendo gli occhi rivivono
le immagini di quei racconti e forse leggende sulla “cava dal carbon” che,
il passare degli anni, il trascorrere del tempo e l’inevitabile scomparsa
dei narratori fece pian piano cadere gli antichi ricordi nell’oblio. Non esiste che una flebile memoria storica su questa miniera. Quello che si sa è che, probabilmente, come altre miniere, durante 1º Conflitto Mondiale fu classificata come stabilimento ausiliario e fu così militarizzata. I minatori che vi lavoravano vennero vestiti con la divisa della Regia Marina Militare ed esonerati dal servizio militare effettivo. Viste le dimensioni della galleria, probabilmente si tratta di un lavoro eseguito con un Permesso di Ricerca Mineraria, per verificare le potenzialità di un giacimento. Infatti non si hanno fonti, testimonianze e ricordi di una vera e propria produzione estrattiva. La conclusione della Grande Guerra, col suo bagaglio di lutti, si portò via da Montereggio anche “gli imboscati”, così vennero chiamati dai montereggini i marinai/minatori, con le loro esperienze private, umane e minerarie.
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